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Treatwell: digitalizzare il beauty italiano senza paura. Intervista ad Alex Bua

Accelerare la digitalizzazione del settore beauty italiano, senza mai perdere di vista ciò che lo rende unico: la relazione umana. È questo il mandato con cui Alex Bua è stato nominato, ad aprile 2026, Country Manager Italia di Treatwell, la piattaforma europea leader nella prenotazione online di trattamenti beauty, presente in 15 Paesi con oltre 13 milioni di prenotazioni all’anno. Un percorso internazionale tra Londra, Berlino, Barcellona e Manchester lo ha portato oggi in Italia, in un momento che lui stesso definisce strategico per il settore. Ne abbiamo parlato con lui nello Spazio Interviste di Radio Mabella.

Alex Bua - Country Manager Italia

Alex, hai lavorato tra Londra, Berlino, Barcellona, Manchester – mercati molto diversi tra loro. Arrivi in Italia in un momento preciso, con un mandato preciso. Cosa ti ha convinto che questo fosse il posto giusto, adesso?

A.B. Ho lavorato in Europa e negli Stati Uniti con diverse aziende tech e marketplace, in mercati diversi ma accomunati da un elemento fondamentale: la tecnologia. In tutte queste esperienze ho visto come la tecnologia possa trasformare interi settori, quando viene utilizzata per risolvere problemi concreti. Le industrie che crescono davvero non sono quelle con più talento – il talento spesso esiste già – ma quelle che riescono a liberarlo grazie agli strumenti giusti. È esattamente quello che mi ha colpito dell’estetica italiana.

Hai detto in un’intervista che il tuo obiettivo è semplice: “usare la tecnologia per liberare il potenziale dell’estetica italiana”. Cosa vuol dire liberare un potenziale? Cosa è bloccato oggi?

A.B.In Italia abbiamo uno dei settori beauty più forti d’Europa: professionalità altissima, attenzione alla relazione con i clienti, una cultura del benessere molto radicata. Allo stesso tempo, abbiamo ancora processi molto manuali che non permettono di sfruttare pienamente questo potenziale. Treatwell non è semplicemente una piattaforma di prenotazioni, ma uno strumento concreto che aiuta i centri estetici a lavorare meglio e a crescere. La tecnologia deve semplificare il lavoro dei professionisti: significa meno tempo perso tra telefonate e gestione dell’agenda, e più tempo da dedicare ai clienti.

La paura di molte estetiste è questa: “se entro su Treatwell mi metto in concorrenza con il centro accanto a me solo sul prezzo, chi offre di meno vince”. È una paura fondata o è un malinteso da smontare?

A.B. È probabilmente il dubbio più diffuso tra i professionisti del settore. Essere presenti su una piattaforma come Treatwell non significa puntare a una guerra al ribasso, anzi, serve proprio a dare visibilità ai professionisti giusti e ad aiutare i clienti a scegliere in modo consapevole, non semplicemente economico. I centri estetici che crescono di più su Treatwell non sono quelli che fanno sconti, ma quelli che comunicano bene il proprio valore: recensioni aggiornate, listino servizi chiaro, foto curate, una descrizione che racconti davvero l’identità del centro. Questi elementi fanno una differenza enorme.

Treatwell era a MABELLAfest il 18 maggio. Il tema del festival era “Il tocco umano nell’era della trasformazione“. La tecnologia potenzia il tocco umano dell’estetista o lo sostituisce?

A.B. La tecnologia ha valore solo quando aiuta le persone a esprimere meglio il proprio talento, non quando cerca di sostituirlo. Nell’estetica questo è ancora più vero: la relazione, l’ascolto, la fiducia che un’estetista crea con i clienti non potranno mai essere sostituiti da una piattaforma. Quello che Treatwell può fare è eliminare tutto ciò che toglie tempo ed energia a quel rapporto umano – prenotazioni online, reminder automatici, gestione semplificata dell’agenda. Il futuro dell’estetica non sarà meno umanità: sarà usare la tecnologia per darle ancora più valore.

In Italia ci sono 150mila imprese beauty. Voi ne avete 15mila come partner. Cosa blocca quella parte di mercato e come pensate di raggiungerla?

A.B. Solo in Italia, negli ultimi due anni e mezzo, siamo passati da 7mila a oltre 15mila saloni partner – un incremento del 112%. Il potenziale di crescita è ancora enorme. Quello che blocca una parte del mercato non è la mancanza di qualità o la voglia di crescere, ma il fatto che molti professionisti non hanno ancora trovato lo strumento digitale che percepiscono vicino alla loro realtà. In media, un centro estetico che diventa partner Treatwell registra una crescita del 38% nei primi 12 mesi sulla piattaforma.

Per raggiungerli, lavoriamo su tre fronti: presenza capillare sul territorio – il team oggi opera in tutta Italia, dalla Sicilia alla Sardegna; partecipazione attiva agli eventi del settore come MABELLAfest; e innovazione di prodotto, con il recente lancio di Treatwell Pay, una soluzione di pagamento integrata pensata per le esigenze concrete dei saloni.

Alex, immaginiamo un’estetista che lavora da sola, ha una buona clientela fidelizzata e non ha mai usato piattaforme di prenotazione perché convinta di non averne bisogno. Cosa le diresti? E da dove dovrebbe iniziare, se volesse provare?

A.B. Se ha una clientela fidelizzata, sta facendo un ottimo lavoro, ed è un grande valore. Il punto non è sostituire ciò che già funziona, ma capire quante opportunità si rischia di perdere restando fuori dal digitale. Oggi Treatwell genera oltre 550mila prenotazioni al mese solo in Italia.

Il primo passo è uno switch mentale: capire che la tecnologia non sostituisce il rapporto umano, non lo complica. Basta iniziare a essere presenti online, curare il proprio profilo, le foto, il listino servizi, raccogliere recensioni autentiche. Il consiglio è fare il primo passo senza paura: è spesso il più difficile, ma quasi nessuno si pente di aver aperto nuove porte al proprio business.

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