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Focus – Scienza, natura e longevità: i solari

Sei esperti, sei prospettive, un unico messaggio: la protezione solare non è mai stata così complessa — e così importante.

Partiamo da un tema che oggi non può più essere considerato “stagionale”. Nel focus di aprile parliamo di scienza, natura e longevità attraverso una nuova cultura del prodotto solare: non più semplice difesa estiva, ma gesto quotidiano di prevenzione e protezione dall’invecchiamento. Le formulazioni evolvono grazie alla ricerca più all’avanguardia e diventano soluzioni studiate, testate e valutate per efficacia, sicurezza, tollerabilità e impatto ambientale. Il solare diventa così un cosmetico funzionale a pieno titolo, parte integrante dei protocolli professionali e domiciliari. È qui che scienza e natura si incontrano davvero: nella responsabilità.

Sei professionisti costruiscono insieme una mappa aggiornata e rigorosa di tutto ciò che ruota attorno alla fotoprotezione nel 2026. Ecco una sintesi ragionata, pensata per chi vuole orientarsi prima di approfondire.

Proteggere la pelle rispettando l'ambiente: la fotoprotezione tra scienza, etica e sostenibilità

Elisabetta Casale — Cosmetologa, cosmetic designer, docente universitaria

Come professioniste nel settore dell’estetica, sappiamo che la fotoprotezione non è un semplice accessorio stagionale, ma il primo vero protocollo di prevenzione dermatologica. Il punto di partenza è la comprensione profonda della radiazione solare: mentre i raggi UVB si fermano all’epidermide e sono i principali responsabili di abbronzatura e scottature, i raggi UVA penetrano in profondità nel derma, degradando collagene ed elastina.

In Europa, la sicurezza dei consumatori è garantita dal Regolamento (CE) n. 1223/2009, che impone che la protezione UVA sia almeno un terzo dell’SPF dichiarato — ma fate attenzione: questo è vero solo se sul packaging è presente la scritta UVA cerchiata. Un SPF 50 non offre solo una schermatura superiore contro gli eritemi (bloccando il 98% degli UVB), ma garantisce un livello di difesa UVA di 17, contro il solo valore di 10 di un SPF 30. Consigliare l’SPF 50 resta quindi la scelta più coerente per chi cerca una prevenzione anti-age reale.

La sostenibilità passa però dal corretto utilizzo: se il cliente applica una quantità di prodotto inferiore ai 2 mg/cm², la protezione reale decade in modo non lineare. Una protezione 50 applicata “a macchia di leopardo” può proteggere meno di un 30 applicato con rigore. Uno strumento scientifico fondamentale per orientarsi è l’UV Index: quando l’indice è basso (1–2), non occorre saturare la pelle di filtri; quando supera l’8, la crema solare da sola non è più la strategia vincente — la fotoprotezione più sostenibile diventa quella meccanica, con tessuti certificati UPF capaci di bloccare oltre il 98% dei raggi in modo costante, senza rilasciare alcuna molecola nell’acqua.

Sul fronte delle formule, dobbiamo imparare a riconoscere nell’INCI le sostanze che la ricerca ha individuato come critiche: il Benzophenone-3 si comporta come un potente interferente endocrino, mentre l’Octocrylene tende a degradarsi nel tempo in benzofene, una sostanza mutagena. I filtri minerali, spesso percepiti come più sicuri perché “naturali”, richiedono formulazioni nanotecnologiche per essere accettabili cosmeticamente — con implicazioni che meritano attenzione. Le soluzioni più promettenti oggi combinano filtri organici sicuri come Tinosorb S o Uvinul A Plus con booster naturali come Carbonato di Calcio o Idrossiapatite, riducendo drasticamente la concentrazione totale di filtri mantenendo un SPF altissimo.

La nuova era dei solari tra innovazione tecnologica e uso consapevole

Gisberto Caccia — Chimico Farmaceutico, Direttore AFEP

La protezione solare non è più solo una risposta stagionale all’esposizione estiva, ma si inserisce oggi in una visione più ampia di prevenzione e cura della pelle. Parlare di “nuova era” dei solari significa adottare uno sguardo critico e consapevole: la protezione solare resta un equilibrio tra efficacia e contesto d’uso, uno strumento prezioso ma non neutro, che deve essere utilizzato in funzione dell’esposizione reale e delle condizioni individuali.

I filtri solari rappresentano il cuore della protezione. La ricerca ha portato allo sviluppo di molecole più fotostabili e con spettro di assorbimento più ampio, in particolare appartenenti alle classi dei benzotriazoli e delle triazine, che offrono una copertura più uniforme tra UVB e UVA ed una migliore tenuta nel tempo. È in questo contesto che emergono sostanze di origine naturale con funzioni complementari: estratti come quello di Pongamia pinnata, molecole come silimarina e verbascoside, insieme a strutture più complesse come la lignina, mostrano attività antiossidanti e capacità di modulare l’interazione con la radiazione UV. Il loro ruolo deve essere interpretato correttamente: non sostituiscono i filtri, ma contribuiscono a rafforzare l’efficacia complessiva della formulazione, soprattutto nella gestione dello stress ossidativo.

Superare la contrapposizione concettuale tra “naturale” e “chimico” significa riconoscere che la qualità di un solare non dipende dall’origine degli ingredienti, ma dalla solidità della formulazione nel suo insieme. È importante mantenere una corretta gerarchia delle evidenze: i raggi UV restano il principale fattore di danno documentato, mentre il ruolo della luce visibile assume rilevanza soprattutto in contesti specifici, come nelle iperpigmentazioni. La vera evoluzione dei solari non risiede solo nella tecnologia, ma nella capacità di utilizzarla con consapevolezza: proteggere la pelle non significa temere il sole, ma imparare a gestirlo in modo intelligente.

Fotoprotezione intelligente: il solare che protegge, previene e potenzia

Piera Bertola — Estetista, Founder Beautycians SpA

Il solare non è un accessorio stagionale: è un presidio cosmetologico che, integrato correttamente nei protocolli di cabina e nei percorsi anti-age, diventa uno degli alleati più potenti contro l’invecchiamento cutaneo. Tutto parte da un presupposto semplice ma fondamentale: ogni pelle è diversa, e ogni consiglio deve esserlo di conseguenza. Prima di consigliare qualsiasi prodotto solare, c’è un passaggio che non può mancare: raccogliere le informazioni corrette.

Non un questionario formale, ma un colloquio mirato che permetta di costruire un profilo cutaneo reale e personalizzato. Il fototipo è il punto di partenza ovvio, ma da solo non basta. Occorre sapere se il cliente frequenta il mare, la montagna o i centri abbronzanti, se segue terapie farmacologiche e soprattutto quali trattamenti ha in corso o ha eseguito di recente. Un cliente reduce da un peeling, da una seduta laser o da un trattamento con acidi ha una vulnerabilità cutanea significativamente più alta. Ignorare tutto questo e indicare il prodotto a scaffale non è consulenza: è vendita.

Una delle conversazioni più utili che possiamo fare con i nostri clienti riguarda la quantità di prodotto che effettivamente applicano. Per ottenere l’SPF dichiarato in etichetta occorrono 2 mg di prodotto per centimetro quadrato di cute: sul corpo significa circa 35 grammi per ogni applicazione, quasi un flacone al giorno con cinque riapplicazioni. Sul viso, 1,2 grammi ogni volta. Nella realtà quotidiana nessun cliente si avvicina a queste quantità. Inserire il solare nel piano di trattamento scritto, come fase esplicita del protocollo e non come consiglio aggiuntivo a fine seduta, cambia radicalmente la compliance e i risultati nel tempo.

Un’ultima riflessione riguarda il doposole, prodotto spesso ridotto a gesto consolatorio dopo una giornata al mare. In realtà è molto di più: è l’occasione per ripristinare la barriera cutanea compromessa dal calore, dalla salinità, dalla sudorazione e dalle variazioni di pH. La fotoprotezione evoluta non si vende: si spiega, si inserisce in un percorso, si fa vivere come parte di un progetto di benessere cutaneo a lungo termine.

Fotoprotezione e nutrizione cellulare: il nuovo paradigma della longevità cutanea

Daniela Morandi — Nutrizionista e Naturopata

La fotoprotezione topica rappresenta oggi uno dei pilastri imprescindibili della prevenzione dell’invecchiamento cutaneo, ma limitarne l’azione alla sola superficie della pelle è una visione ormai riduttiva. La protezione efficace deve essere sistemica: nasce dall’integrazione tra cosmetica e nutrizione cellulare. I raggi UV, insieme agli stress ambientali, attivano una cascata ossidativa che coinvolge membrane cellulari, DNA e proteine strutturali come collagene ed elastina.

La protezione solare schermando i raggi riduce il danno diretto, ma è l’integrazione mirata che modula la risposta biologica della pelle dall’interno, aumentando la resilienza cutanea. Tra i nutrienti chiave, gli acidi grassi Omega 3svolgono un ruolo fondamentale nella stabilità delle membrane cellulari e nella modulazione dell’infiammazione. L’Astaxantina rappresenta uno degli antiossidanti più potenti disponibili in natura: non sostituisce la protezione solare, ma ne amplifica l’efficacia biologica. L’ubiquinolo, forma attiva del coenzima Q10, sostiene il metabolismo cellulare e contrasta il declino funzionale legato all’età.

Un altro asse strategico è il collagene idrolizzato, efficace però solo se accompagnato dai corretti cofattori: la vitamina Cè indispensabile per la sintesi del collagene endogeno, mentre lo zinco interviene nei processi di riparazione tissutale. Un eccesso calorico, soprattutto in presenza di zuccheri e alimenti ad alto indice glicemico, favorisce la formazione di AGE’s, molecole che rigidificano le fibre di collagene e accelerano l’invecchiamento cutaneo. La longevità cutanea è il risultato di un sistema integrato: fotoprotezione, nutrizione cellulare e gestione metabolica. Solo attraverso questa visione multidimensionale è possibile preservare nel tempo l’integrità della barriera cutanea e la qualità della pelle.

Il ruolo strategico dei solari nelle SPA

Simone Ciolli — SPA Development Consultant

La protezione solare non è più percepita come un semplice prodotto da utilizzare solo durante l’esposizione al sole, ma come un autentico cosmetico-trattamento funzionale, inserito a pieno titolo nei protocolli professionali di prevenzione dell’invecchiamento cutaneo. Nelle SPA e nei centri benessere più attenti alla salute della pelle, i solari sono oggi parte integrante dei trattamenti viso e corpo dedicati alla longevità cutanea.

L’esposizione al sole, se da un lato è fondamentale per il benessere psicofisico, dall’altro rappresenta uno dei principali fattori di stress ossidativo e invecchiamento cutaneo. È qui che le SPA, soprattutto quelle situate in location turistiche, possono giocare un ruolo strategico: non solo offrendo protezione, ma costruendo veri e propri percorsi educativi e personalizzati. Integrare i prodotti solari all’interno dell’offerta SPA significa trasformare un gesto spesso sottovalutato in un rituale consapevole, basato su analisi cutanee, valutazioni del fototipo e programmi su misura.

La fidelizzazione nasce dalla continuità: un cliente che percepisce benefici concreti — una pelle più sana, luminosa e protetta — sarà naturalmente portato a tornare nello stesso luogo per mantenere quei risultati. La SPA diventa così una destinazione di riferimento, non solo per il relax, ma per la cura della propria longevità cutanea. In conclusione, i solari rappresentano molto più di una categoria di prodotto: sono un’opportunità strategica per le SPA che vogliono evolvere, costruendo relazioni durature con clienti consapevoli, soddisfatti e desiderosi di tornare.

Protezione solare: quale esperienza sta cercando davvero il cliente?

Ilaria Mereu — Founder Walkabout

La protezione solare si afferma come un gesto quotidiano di prevenzione e longevità cutanea. In un mercato sempre più ricco di soluzioni performanti, il valore non risiede più esclusivamente nel prodotto, ma nell’esperienza costruita intorno ad esso. La decisione non si gioca solo sul piano tecnico: entra nelle abitudini, nello stile di vita, nel tempo che ciascuno è disposto a dedicare alla protezione, nella relazione con la propria pelle.

C’è chi desidera texture leggere e fragranze piacevoli nell’utilizzo quotidiano, chi ricerca sicurezza e orientamento, chi sente il bisogno di un approccio su misura capace di tenere conto della propria storia cutanea. In tutti questi casi, emerge un bisogno comune: trasformare una scelta potenzialmente complessa in un’esperienza chiara, sostenibile e coerente. È qui che il ruolo del centro estetico evolve: il solare smette di essere un prodotto da consigliare e diventa parte di un percorso da costruire.

Molte persone conoscono l’importanza della protezione solare, ma faticano a tradurla in comportamenti costanti: dimenticano la riapplicazione, sottovalutano i tempi di esposizione, semplificano le scelte. È proprio qui che la consulenza acquisisce valore: non nel trasferire informazioni, ma nel renderle praticabili. Chi entra in un istituto estetico è più disposto a dedicare tempo all’ascolto, al confronto e alla personalizzazione. Si affida a una guida, cerca coerenza e continuità. Il follow-up — verificare come la pelle ha reagito, adattare le indicazioni al contesto reale — trasforma la consulenza in relazione. E il solare smette definitivamente di essere un prodotto per diventare parte di un’esperienza. Perché tra acquistare un solare e usarlo davvero nel modo corretto c’è una distanza. Ed è proprio in questo spazio che il centro estetico fa la differenza.

I sei articoli completi, con tutti i dettagli tecnici, i riferimenti normativi e bibliografici, sono disponibili sul numero 165 della rivista.

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