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L’evoluzione non è un trend. È una postura professionale

Nel settore estetico, quando si parla di evoluzione, si pensa spesso all’arrivo di nuovi trend cosmetici, tecnologie più performanti o protocolli sempre più avanzati. Ma la vera evoluzione non nasce dagli strumenti: nasce da chi li orienta.

Articolo di Ilaria Mereu – Fonder WalkAbout

In un tempo in cui il valore si costruisce attraverso l’esperienza, l’estetista non è più solo esecutrice di un trattamento: è la regista di un percorso che intreccia tecnica, relazione, ascolto e significato. Evolvere significa leggere i bisogni, accompagnare le emozioni, comprendere i contesti di vita delle persone, dare coerenza a ogni punto di contatto, coltivare studio e consapevolezza. Una trasformazione silenziosa ma radicale, che mette al centro la professionista e la sua visione: perché ciò che fa davvero la differenza non è solo ciò che usa, ma come fa sentire chi si affida a lei.

Oltre prodotto e tecnologia: dove nasce davvero il valore

Nel settore estetico si investono energie enormi per comunicare texture, protocolli, apparecchiature all’avanguardia. Tutti elementi importanti, certo. Ma non spiegano da soli perché un cliente sceglie proprio quella professionista, né perché decide di restare. Il valore oggi nasce altrove: nella capacità dell’estetista di trasformare strumenti e prodotti in un percorso coerente, rassicurante, sensato. Le persone, infatti, non acquistano un trattamento, ma la visione di chi lo rende unico. Questa consapevolezza è già, di per sé, un passo decisivo nel cammino evolutivo della professione.

L'economia dell'esperienza: il contesto che ridisegna il settore

Per comprendere questa trasformazione serve guardare allo scenario culturale in cui si inserisce. Nel 1998 Pine e Gilmore, su Harvard Business Review, introdussero il concetto di “experience economy”: il valore percepito non sta nell’offerta, ma nell’esperienza vissuta. Oggi il dato è inequivocabile:

  • il 73% dei clienti ritiene l’esperienza determinante nella scelta di un brand;
  • il 42% è disposto a pagare di più per viverne una migliore.

Nell’estetica questo principio è ancora più evidente: il tocco, il linguaggio, il ritmo, l’ambiente e la qualità della relazione diventano parte integrante del risultato. Quando la professionista riconosce che l’esperienza è il servizio, e che lei stessa ne è l’artefice principale, si apre davvero alla sua evoluzione.

Oltre la tecnica

Evolvere significa anche lasciar andare un copione radicato, quello che mette al centro solo la tecnica. Perché un prodotto, da solo, funziona fino a un certo punto: al contrario, acquista potenza quando è inserito in un percorso. E una tecnologia, per quanto avanzata, esprime il suo valore solo quando chi la maneggia ne conosce limiti, rischi, potenzialità e soprattutto il “quando” e il “perché” usarla.

Le competenze tecniche restano indispensabili, certo, ma oggi non bastano più.

L’estetista contemporanea si muove in un ecosistema molto più complesso: comunicazione, psicologia, negoziazione, gestione delle aspettative, personal branding, narrazione digitale. Tutte dimensioni che entrano in cabina insieme a lei, influenzano l’esperienza e definiscono l’autorevolezza. Ed è proprio qui che avviene il vero scarto evolutivo: quando la professionista comprende che il suo ruolo non è applicare esclusivamente una procedura, ma guidare una persona attraverso molteplici livelli di esperienza – tecnica, emotiva, relazionale, percettiva.

Customer journey circolare: l'esperienza che non finisce in cabina

La customer journey – la mappa del viaggio che una cliente compie nell’incontrare un brand, dall’interesse iniziale al post-trattamento – non è solo un diagramma di fasi: è il racconto di ciò che una persona vive mentre si avvicina a te. Dentro ci sono i suoi sentimenti, le sue aspettative, i suoi dubbi, i suoi silenzi. Ed è un percorso che attraversa molti più luoghi della sola cabina: WhatsApp, contenuti online, voce al telefono, accoglienza, consulenza, follow-up. Tutto ciò che crea fiducia o la incrina. Ed è proprio qui che questo strumento diventa un vero asset evolutivo. Perché invita la professionista a fare un salto di consapevolezza: non considerare come unico momento “di valore” il trattamento, ma riconoscere che ogni punto di contatto contribuisce a costruire l’esperienza. E soprattutto a costruire l’autorevolezza.

Una customer journey ben progettata non è un esercizio estetico, ma un vantaggio competitivo: rivela dove l’esperienza si spezza, dove un processo interno non corrisponde a ciò che il cliente vive davvero, dove si generano frizioni invisibili o al contrario opportunità preziose. È uno strumento vivo, che cresce e cambia man mano che cambiano le persone, le abitudini, i canali. È in questo sguardo circolare che avviene uno dei passaggi più evolutivi della professione: l’estetista comprende che la relazione non si esaurisce quando il cliente esce dalla cabina. Anzi, è proprio dopo il trattamento che la relazione si consolida, attraverso cura, presenza, ascolto, continuità.

"Il fronte dell'ignoranza": lo studio come postura professionale

Parlare di evoluzione significa parlare di studio. Richard Feynman definiva il “fronte dell’ignoranza” come l’orizzonte che avanza man mano che avanza la conoscenza: più impari, più ti accorgi di quanto resta da esplorare. Per l’estetista questo non è un dettaglio teorico, ma una bussola preziosa. Protegge dall’effetto Dunning-Kruger, apre alla curiosità, invita all’umiltà professionale e soprattutto permette di rinnovare costantemente il proprio sguardo sulla persona. Significa accettare il contraddittorio, confrontarsi con l’antitesi, riconsiderare certezze, mettere in discussione il già noto per far spazio a possibilità più ampie. È una postura. Ed è questa postura a trasformare l’estetista in una professionista in continua crescita, capace di muoversi con profondità, consapevolezza e responsabilità — ben oltre l’esecuzione di un trattamento.

Lo studio, oggi, non riguarda solo manualità e protocolli: è un’evoluzione mentale.

Comprendere chi si ha davanti

L’estetista incontra ogni giorno donne che vivono identità complesse: caregiver, madri sovraccariche, professioniste stanche, giovani in insicurezza costante. Corpi che raccontano storie non dette. Per questo limitarsi alle materie tecniche non basta più. Comprendere i contesti culturali, emotivi e simbolici in cui le persone vivono permette di decodificare ciò che chiedono davvero. Prendiamo un esempio: quando una cliente entra dicendo “vorrei trattare la cellulite”, la risposta non può ridursi a scegliere tra endomassaggio, bendaggio o connettivale. Prima di tutto occorre capire chi ho davanti. L’inestetismo è l’espressione visibile di un insieme complesso di fattori – tra cui anche le emozioni rivestono un ruolo determinante – che dialogano tra loro e lasciano un’impronta sul corpo. Il corpo invia segnali, ma quei segnali non parlano solo di un’alterazione estetica: parlano della persona che lo abita. È qui che si misura l’evoluzione professionale: nella capacità di leggere ciò che accade intorno e dentro il cliente, e non solo sul cliente. Come sosteneva Ippocrate, “Non è importante l’alterazione che ha una persona, ma la persona che ha quell’alterazione.” E un’estetista che sa osservare questo intreccio complesso compie un atto profondamente evoluto: mette al centro la persona, non la manifestazione esterna. Ed è da questa capacità di lettura profonda che nasce una professionalità nuova, capace di guidare non solo un trattamento, ma un’esperienza intera.

CONTATTI Ilaria Mereu

WEBSITE: www.walk-about.it

E-MAIL: ilariamereu@aboutaesthetics.it

TEL: 393 9413569

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