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Cosa accade nel cervello durante un trattamento manuale?

Il massaggio e il trattamento estetico non sono solo una sequenza di manovre sui tessuti, ma un’esperienza percettiva complessa che coinvolge il sistema nervoso, le emozioni e la memoria. Guardarli con gli occhi delle neuroscienze significa superare una visione riduttiva e riconoscerne la profonda dimensione sensoriale e relazionale.

 

Articolo di Paolo Fabene – Neuroscienziato e Professore Ordinario all’Università di Verona

Il massaggio, nei dizionari, è definito come un procedimento terapeutico che coinvolge la manipolazione dei tessuti corporei (in particolare muscoli e connettivo sottostante) attraverso pressione e frizione, al fine di promuovere il benessere fisico e mentale. Una definizione corretta, ma inevitabilmente parziale, che rischia di ridurre un’esperienza complessa a una semplice sequenza di gesti tecnici. Sarebbe come pensare di ammirare la Gioconda osservandola dal buco della serratura della Sala 6 dell’Ala Denon del Louvre: ciò che appare è reale, ma profondamente incompleto.

Il trattamento manuale, infatti, non è mai solo un’azione meccanica sul corpo. È un evento che coinvolge il sistema nervoso centrale, la storia individuale, lo stato emotivo del momento e la qualità della relazione che si instaura tra operatore e persona trattata. Ridurlo alla sola dimensione fisica significa perdere di vista ciò che ne determina, in larga parte, l’efficacia e il valore percepito.

La percezione del massaggio: un’orchestra di sensazioni

Durante un trattamento, gli “attori in scena” non sono soltanto le mani dell’operatore e la pelle di chi riceve. La percezione cosciente nasce dall’integrazione, a livello cerebrale, di molteplici informazioni sensoriali. Come in un’orchestra, in cui il direttore decide quali strumenti devono emergere e quali restare sullo sfondo, il talamo svolge una funzione di filtro: stabilisce quali segnali sensoriali possono accedere alla corteccia cerebrale e diventare coscienti.

Un semplice esperimento lo dimostra: basta portare l’attenzione alla scarpa che avvolge il piede. Prima di farlo, le sensazioni percepite – ad esempio se stringe o se batte in punta – erano presenti ma non conscie. I recettori cutanei inviavano già l’informazione, ma il talamo ne aveva interrotto il “viaggio” verso la corteccia, privilegiando stimoli ritenuti più rilevanti in quel momento. Le informazioni che restano a livello del talamo sono disponibili, ma non consapevoli: costituiscono quella dimensione percettiva spesso definita come “sesto senso”.

Quando il cervello elabora un massaggio, non processa solo pressione e frizione sulla cute e sui tessuti sottostanti, ma integra anche temperatura, profumi, suoni, luce e contesto.

A tutto questo si aggiunge una valutazione implicita di sicurezza o di allerta, che condiziona profondamente la qualità dell’esperienza.

Il cervello che “sente”: intelligenza tattile e tocco consapevole

Quando il tocco è consapevole e intenzionale, il cervello attiva una rete molto più ampia rispetto a quella coinvolta da un semplice contatto meccanico. Oltre alla corteccia somatosensoriale primaria, entrano in gioco regioni come l’insula e la corteccia del cingolo, responsabili dell’elaborazione del significato emotivo, affettivo e sociale del gesto.

Il tocco consapevole non viene semplicemente percepito: viene interpretato. È “sentito” in modo profondo perché è integrato con l’attenzione e con il contesto relazionale. Al contrario, un contatto privo di intenzionalità resta confinato a una risposta sensoriale di base. L’intelligenza tattile risiede proprio in questa capacità del gesto di essere riconosciuto dal cervello come significativo, affidabile e coerente con l’esperienza complessiva.

Massaggiamo il corpo o il cervello?

La percezione conscia non è mai la semplice somma delle singole sensazioni. Il cervello non registra passivamente ciò che accade, ma costruisce continuamente una previsione dell’esperienza. La corteccia orbitofrontale – un’area del cervello assente o poco sviluppata negli altri mammiferi – elabora un’ipotesi di ciò che sta per accadere sulla base delle esperienze pregresse, delle memorie emotive e dello stato psicofisico del momento.

Il cervello, quindi, non “legge” il massaggio in sé, ma l’idea che ha di quel massaggio!

Aspettative, ricordi e vissuti precedenti – con un certo profumo, ad esempio – modulano la risposta percettiva e fisiologica. Un trattamento tecnicamente corretto può essere percepito come poco efficace se entra in conflitto con tali previsioni; al contrario, un contesto rassicurante e coerente può amplificarne gli effetti.

In una prospettiva neuroscientifica, quindi, il massaggio può essere definito come una stimolazione ambientale integrata, in cui le sensazioni somestesiche – termiche, chimiche e pressorie – si intrecciano con stimoli olfattivi, visivi, gustativi e uditivi. Questi segnali, una volta combinati con le componenti emozionali, proiettive e mnestiche elaborate a livello corticale, concorrono alla costruzione di una rappresentazione percettiva conscia e multimodale, attraverso cui la mente attribuisce significato all’esperienza vissuta.

Pelle e cervello: una connessione bidirezionale

Il tocco piacevole e lo stato di rilassamento attivano specifiche fibre nervose cutanee, come le fibre C-tattili, che inviano segnali alle aree cerebrali coinvolte nella regolazione emotiva e dello stress, tra cui insula, corteccia prefrontale e cingolato anteriore. Questa stimolazione favorisce una riduzione dell’attività del sistema nervoso simpatico e può influenzare processi come vasodilatazione, risposta infiammatoria e reattività cutanea.

La pelle non è una semplice barriera, ma un vero organo neuro-sensibile.

Le cellule epidermiche (come i cheratinociti) comunicano con le terminazioni nervose tramite giunzioni neuroepiteliari chimiche e partecipano a un dialogo continuo tra sistema nervoso, immunitario ed endocrino. La relazione tra pelle e cervello è profonda e bidirezionale: emozioni e stati di stress si riflettono sulla fisiologia cutanea, mentre la stimolazione tattile può modulare lo stato neurovegetativo e il benessere generale.

In questa prospettiva, il trattamento manuale emerge come un’esperienza multisensoriale e relazionale complessa, capace di agire sul sistema nervoso prima ancora che sui tessuti, restituendo al gesto professionale tutta la sua profondità e il suo valore.

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WEBSITE: www.paolofabene.com

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